La Paura fa 90

Il folle di paura

“Le fou de peur ou le desespéré”, di Gustave Courbet (Oslo, 1845)

E dunque alla fine ho pensato di scrivere un post sulla paura. Buffo, no? Perché voler pensare e cercare di capire qualcosa a cui io stesso, le persone attorno a me e finanche l’ultimo essere umano sulla Terra cerca di sfuggire? Davvero buffo. Cerchiamo di vederci chiaro…

Il ciclo di vita della paura

Come è mio solito, ho cercato di definire la paura ma – come è mio solito – non ci sono riuscito al primo colpo. La paura è… un’emozione? La paura è… un’idea? Una sensazione? Chi può dare la definizione di paura?

Se un bambino mi chiedesse “che cos’è la paura?” non saprei rispondergli se non come un esempio. Del resto, se la paura è qualcosa di immateriale come è possibile spiegare facilmente di cosa si stratta? E poi, anche un bambino può avere paura, a modo suo.

Tutti abbiamo paura. La paura nasce con la ragione.

Quando si viene a conoscenza di un concetto, una cosa nuova, l’utilizzo di uno strumento… quando la nostra ragione comincia a funzionare subentra la paura di qualcosa direttamente (o indirettamente) collegata con le nuove conoscenze.

Un esempio? Chi è ipocondriaco ha paura di essere malato e nella maggior parte dei casi è sano come un pesce. Il problema è che quando un ipocondriaco (come me, del resto…) viene a conoscenza di una nuova malattia comincia ad avere paura di essere malato. Ma 20 secondi prima che il suo cervello elaborasse quella informazione, non poteva essere spaventato da una malattia che non conosceva.

Poco prima ho scritto che anche un bambino è spaventato. Da cosa può essere spaventato un bambino? Da ciò che non capisce e da ciò che non conosce. Però, poco fa ho scritto l’esatto contrario… Ma allora la paura nasce dall’incoscienza o dalla ragione? Credo che a questo punto, secondo la mia personalissima opinione, posso provare a dare una spiegazione al ciclo di vita della paura:

 La paura nasce con la ragione, cresce con l’ignoranza e muore per mano di una conoscenza più forte

La paura cresce con l’ignoranza, da intendere come “mancanza di sufficienti conoscenze”. Se, per esempio, abbiamo sentito di una nuova influenza presumiamo di potere contrarre il virus. Ma perché abbiamo paura? Perché non sappiamo quasi nulla di questa influenza (appunto, è nuova! :D ). Sappiamo solo che esiste. La sua esistenza è sufficiente a creare in noi una piccolissima preoccupazione – una fiammella di paura piccola piccola – che si tramuta in paura nel momento in cui le nostre conoscenze sull’argomenti non sono sufficienti a spiegare il fenomeno completamente.

Se però scopriamo che questa influenza è circoscritta in un determinato paese, che esiste un vaccino e che per evitare di contrarre il virus – che magari non è nemmeno mortale – basta lavarsi le mani, ecco che la paura si riduce fino a diventare un puntino piccolissimo… fino a sparire nel nulla. Il tutto grazie ad una conoscenza più forte (le ricerche scientifiche, le parole di un amico – nel mio caso di mia sorella – o l’esperienza personale).

A cosa serve la paura?

Secondo me è proprio vero che la paura nasce con la ragione. Un bambino ha evidentemente meno paure di un adulto: questo basterebbe a giustificare il perché i genitori sono talmente apprensivi e noiosi da impedire ai bambini tutti i giochi interessanti ma pericolosi.

Più diventi grande e più nascono nuove paure… non una sola, ma tante. “Ho paura…” “Temo…” sono parole che diciamo troppo spesso. Io, ad esempio, ne faccio un vero abuso: dico almeno una volta al giorno “ho paura” e il 90% delle volte in cui lo dico è una parola detta inutilmente perché trattasi di paure infondate (statistica ISTAT).

Quando una paura diventa fondata?

Se dovessi rispondere a questa domanda poco prima di un esame all’università, nel picco di massimo terrore direi “sempre”. Ma siccome oggi non ho nessun esame rispondo “mai”. E questa risposta è abbastanza ponderata (per quanto è nelle mie possibilità, si intende) perché se si ha paura di qualcosa che non si conosce bene, una volta che lo si conosce che senso ha avere paura?

Se ho paura che un determinato evento si verifichi, ha senso avere paura una volta che si è verificato? Se ho paura che domattina il postino mi svegli alle 5,40 per consegnarmi una raccomandata urgente che senso ha avere paura dopo che il postino ha bussato alla mia porta alle 5,40 precise? Nessuno.

Quindi, se una paura non diventa mai infondata…

A che serve la paura?

 A modo mio, ho pensato anche a questo. Credo che la paura sia utile solo per qualcosa che noi stessi possiamo scongiurare. Ho paura di dimenticare la patente a casa? Cerco di evitarlo mettendola nel portafogli. Ho paura che un esame vada male? Cerco di studiare. Ho paura di cadere dal motorino? Porto il casco.

Paura o mania?

Attenzione a non diventare maniaci però: evitare tutti i possibili pericoli non è possibile e chi ci prova imbocca un sentiero che di certo conduce alla pazzia. Non è sempre possibile vincere la paura evitando i problemi come negli esempi di sopra. Le paure andrebbero sempre affrontate, come dicono gli esperti, ma il problema è capire come affrontarle.

Molte paure che mi porto dentro sono il più delle volte preoccupazioni stupide ingigantite dal non sapere come affrontarle (ancora una volta l’ignoranza ingigantisce la paura) ma dentro di me so bene che esiste un modo per vincere queste paure. Forse questo non vale sempre… ma immagino che per la maggior parte di noi vincere la paure non solo è possibile ma permette di vivere in modo più sereno nel mondo che abbiamo costruito.

PS: Come al solito mi scuso se questo discorso non ha un filo logico ben definito. Purtroppo, è qualcosa scritto di getto e temo di non poter far meglio che ammucchiare i pensieri e gettarli sulla tastiera in modo confuso e sconclusionato. Spero che chi legge riesca a sentire le mie emozioni. Ah… il commento è quasi obbligatorio :)

4 Comments

  1. E’ un concetto così difficile e vasto che io non saprei davvero come parlarne, però tu hai scritto pressoché tutto quello che penso io e che provo. Soprattutto per quanto riguarda il concetto paura – mania: io quasi sempre la paura la trasformo in mania, me ne faccio un chiodo fisso e non vado avanti, rimango inceppato su quella cosa, e il 99,9% delle volte non esterno nulla e, come si suol dire, “schiatto in corpo” :)
    Comunque bel post Frà :*

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    1. Eh uffa pure io faccio così… mi sfogo pochissime volte perché poi ho paura di essere… stupido. Cioè magari le altre persone non hanno le mie stesse paure o le reputano sciocche… e quindi mi sento stupido -.-“

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  2. Dunque dunque…la Paura…uhm…
    Ho iniziato a riflettere dopo la lettura di questo post sul mio concetto personale di “paura”. Non appena mi son chiesta cosa sia per me la Paura, mi è balzata davanti agli occhi l’immagine di me bambina, a scuola, che tremavo per il timore di essere interrogata quando non ero preparata. Ecco – mi son detta- , per me la Paura è L’IMPREPARAZIONE, ossia l’essere IMPREPARATA.
    In fondo, se ci pensate bene, ciò che l’essere umano teme di più non è la “cosa” in se’, ma la propria IMPREPARAZIONE ad affrontarne le conseguenze.
    Ma facciamo alcuni esempi chiarificatori: la Paura del Buio.
    Molti di noi hanno paura dell’oscurità – qualcuno addirittura in maniera patologica – ma, se ben ci riflettiamo, esistono vari livelli relativi a questa paura. Se siamo in camera nostra al buio avremo un “po’ paura”, se siamo al buio in un luogo che non conosciamo avremo “molta paura”. E questo perchè? Perchè conosciamo gli spazi di camera nostra e siamo PREPARATI a quel che ci circonda, benchè non lo vediamo. Viceversa, in un luogo a noi ignoto, può esserci qualunque cosa, ed ecco che subentra la paura, in quanto non ci sentiamo PREPARATI ad affrontare il pericolo (vero o presunto).
    Se pensiamo alla morte di una persona cara, il sentimento della paura si giustifica con il sentirsi IMPREPARATO all’evento.
    A questo punto, qualcuno potrebbe sintetizzare che per me IMPREPARAZIONE E NON CONOSCENZA (o “ignoranza”, come la chiama Francesco nel post precedente) siano facce della stessa medaglia della Paura. E io non sono d’accordo.
    Non sempre è ciò che non conosciamo a farci paura. Molto più frequentemente è proprio ciò che conosciamo meglio a farci paura!
    Se, ad esempio, ci è già capitato di sederci sulla poltrona del dentista per tirarci un dente, la volta successiva il livello di paura sarà altissimo perchè avremo memoria del dolore provato in precedenza.
    Stessa cosa per i “dolori dell’anima”: se siamo stati lasciati dal partner almeno una volta nella vita, conosciamo bene che il dolore è atroce, ma sappiamo anche che possiamo superarlo. Tuttavia, questa consapevolezza non ci salva dall’aver Paura, di essere lasciati di nuovo. Perchè? Perchè siamo IMPREPARATI A GESTIRE IL DOLORE.

    Credo di essere stata abbastanza caotica nell’esposizione…spero se ne capisca comunque il senso…

    Ad ogni modo, quel che è certo, è che la Paura è l’unica sensazione che accomuna gli esseri viventi….

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    1. Beh però ragionando su quanto hai scritto… se conosci già l’evento a cui stai andando incontro (esempio, la sedia del dentista) non dovresti avere meno paura della prima volta proprio perché sei più preparata?

      Io non penso che un evento negativo vissuto può causare paura… secondo me sono altre emozioni che scaturiscono… la rabbia, la delusione, il dubbio… ma la paura no… Forse le emozioni sono talmente simili alla paura da confondersi con essa…

      Ecco, magari capirei più l’ansia… però per me ansia e paura sono due cose distinte… l’ansia è uno stato di agitazione… e di solito quando c’è paura c’è ansia… ma non è detto che quando c’è ansia ci debba essere per forza paura… l’ansia potrebbe essere causata da un particolare stato emotivo di tristezza o di rabbia… che ne pensi?

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