Pensieri alla finestra

Ragazza alla finestra di Salvador Dalì (1925)

Ragazza alla finestra di Salvador Dalì (1925)

È passato molto tempo da quando ho scritto l’ultimo post sul blog, specialmente in questa sezione. E mi scuso se ci sono errori di ortografia o grammatica nel post ma è quanto segue è stato scritto in modo impulsivo. Molte cose non hanno un senso, altre sono abbozzate: si sa, i sentimenti non sono chiari quasi mai.

Da quando ho scritto l’ultimo post in questa sezione tante cose sono cambiate, non tutte in positivo.  La mia visione del vita è cambiata, o almeno si è ampliata.

Dopo essere stato lontano diversi mesi da casa, gli amici rappresentano ciò che mi è mancato di più dopo i miei genitori e mia sorella. Quando ero lontano dalla mia città, mi mancava disperatamente la routine di tutte le settimane: la possibilità di guidare la propria auto, di viaggiare per strade già note, di passare del tempo con gli amici, ciò che i romantici amano definire “la famiglia che ti sei scelto.”

Ebbene, come in ogni famiglia ci sono i problemi e in amicizia i problemi vanno affrontati con la sincerità. Ne sono sempre più convinto. Infatti, non a caso si dice in napoletano ‘o parla’ chiaro è fatto p’amici, cioè “Il parlare chiaro è fatto per gli amici”.

Senza falsa modestia, ho notato più di una volta che in amicizia tendo ad accontentare le persone. In passato, troppo spesso mi sono “piegato” alla volontà degli altri semplicemente perché avevo paura di restare solo. Altre volte, invece, mi sono sentito in dovere di fare determinate cose come “riconoscenza” nei confronti di altre persone. “Faccio questo perché Tizio ha fatto questo per me.” “Faccio questo perché Caio altrimenti si dispiace”.

Ma cosa succede quando non si ha più la forza di accontentare gli altri, per un motivo o per un altro?

Di ritorno dal mio viaggio mi sono accorto di non essere in grado di fare cose che prima facevo con la serenità di prima. Le cose di tutti i giorni mi spaventano, chi mi sta vicino dovrebbe saperlo. E ai sensi di colpa di “non coltivare a sufficienza un’amicizia” si sommano i sensi di colpa del non riuscire a fare tutte le cose che prima ero in grado di fare.

Vivere i rapporti diventa più difficile, più duro: alcuni rapporti si sono indeboliti, altri si sono intensificati, e tutto è cambiato. Ho rischiato di perdere delle amicizie a cui in passato tenevo molto e ho rischiato di perdere me stesso per mantenere disperatamente delle altre.

Credo ora di aver compreso che i rapporti vanno vissuti con leggerezza. Io sono un tipo veramente “pesante”, quindi mi risulterà difficile applicare quanto scoperto in questa epifania, così lampante agli occhi di una persona normale e così nascosta agli occhi di una persona come me che non è mai stata in grado di intrattenere rapporti sociali con gli altri.

Dicevo, i rapporti vanno vissuti con leggerezza e non perché “si deve” oppure perché “si fa così”. Quindi gradualmente comincerò ad appropriarmi di me stesso di nuovo, smettendo di farsi inutili “pippe mentali” e dicendo chiaramente la mia opinione, anche a costo di farmi dei nemici.

E tutto questo in favore dell’unica amicizia che fino ad oggi non ho coltivato: quella con me stesso.

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